giovedì 28 febbraio 2013

Michael Kane: L'evoluzione dell'eroe burrogsiano


MICHAEL KANE: Il Guerriero di Marte
Autore: Michael Moorcock
Editrice Nord 1995, pag 358, collana Cosmo Argento 255
Introduzione di P. Nicolazzini. 
Traduzione di Giuseppe Lippi.

Contiene: Warriors of Mars: 1965; Blades of Mars:1965; Barbarians of Mars: 1965



Il volume uscì nell'ormai lontano 1995 per la benemerita  Editrice Nord di un grande della fantascienza in Italia come è Gianfranco Viviani, il quale però non ha mai nascosto l'antipatia per il barbuto scrittore londinese (nessuno è perfetto). Quindi in un periodo di piena decadenza del boom dell'editoria specializzata in fantascienza e fantasy angloamericana avuta negli anni '70 in italia con la già citata Nord di Milano, la prima Fanucci, Ponzoni, La Tribuna, Delta, la LIbra di Ugo Malaguti ecc. Sarà che in quel tempo ero un poco saturo delle (all'epoca) novità  editoriali di questi editori (quelli sopravvissuti), sarà che avevo da poco tempo letto tutta la serie dei romanzi del ciclo marziano di Edgar Rice Burroughs ma io questo volume l'avevo messo direttamente nello scaffale e mai aperto in tutti questi anni. Anche quando ogni tanto andavo a rileggere qualcosa di Moorcock questo volume lo avevo sempre snobbato.




Si tratta di un'opera del primissimo Moorcock. Nel 1965 aveva realizzato solo quattro romanzi a parte questi tre marziani che furono pubblicati sotto lo pesudonimo di Edward P. Bradbury. E' un pastiche burrogsiano dichiarato e scritto ad imitazione di uno degli autori osannati da Moorcock all'inizio della sua carriera. Col tempo lo rinnegherà per rifarsi un'originalità di partenza ma credo che il punto sia la giusta via di mezzo. Ossia prendere Burroughs per quello che è, divertendosi a leggerlo, apprezzarne i meriti (la grande capacità di immersione a cui riesce a portare il lettore) e sorridere delle vetuste e ingenue limitazioni (lo scrittore che insegna a non pensare, lo definiva Lovecraft).



Sia nei tre romanzi di Moorcock che in tutto il ciclo marziano di ERB, troviamo il terrestre contemporaneo trasportato suo malgrado e senza navi spaziali su un altro pianeta. Marte, ma con un altro nome e "coloratamente" popolato. Coinvolto in avventure di cappa e spada alla ricerca di belle e statuarie principesse rapite. Su e giù per il non tanto morente pianeta rosso coadiuvato da compagni d'avventure para umani contro individui loschi e tirannidi. Insomma tutto il bagaglio del classico planetary romance i cui inizi si devono praticamente a ERB e che hanno influenzato decine di autori fino a George Lucas.

E.R. Burroughs
M. Moorcock moooolto più giovane




               





















Burroughs e Moorcock sono autori ben radicati nei loro rispettivi tempi e nelle loro estetiche narrative e filosofiche. L'inizio del secolo in America per il primo. Gli anni 60 britannici per il secondo. Come giustamente osserva lo storico Andrea Giardina, in qualunque opera cinematografica a carattere storico (Giardina si riferisce al cinema ma il concetto è ovviamente aperto) per quanto ben realizzata c'è sempre qualche elemento che ne tradisce il momento storico in cui vivono i realizzatori. A parte gli anacronismi clamorosi l'opera cinematografica (letteraria, musicale ecc) diventà così di per se stessa una testimonianza storica di come vedevano i "contemporanei" di altre epoche a loro volta altre e più remote epoche, rispetto  a loro. Così brevemente sintetizzando il concetto.

Vediamo le principali caratteristiche dei due protagonisti titolari delle rispettive serie.


John Carter di Edgar Rice Burroughs




Iniziamo a conoscerlo come un ufficiale dell'esercito confederato durante la guerra di secessione. Un ufficiale della Virginia, intriso di valori vittoriani che non si scrollerà di dosso mai del tutto neanche quando ormai da anni scorazza seminudo e con una spada in mano lungo i fondali, ormai asciutti, del pianeta Barsoom (Marte) contemporaneo o di poco precedente l'epoca di Burroughs. Del suo passato ERB non ci rivela nulla facendo dire al protagonista (tutti i romanzi sono narrati in prima persona) di non ricordarsi della sua infanzia, anzi di avere ricordi di se stesso quando ormai era bello cresciuto. Vive decine e decine di anni su Marte adeguandosi alla longevità dei suoi abitanti ma ci dice che già era vecchio quando per la prima volta da una grotta americana si è ritrovato improvvisamente sul pianeta rosso. Il Campione Eterno perfetto ante Moorcock. 


A questo proprosito, il modo attraverso cui ERB fa andare il suo personaggio su Marte non è mai stato spiegato. Una grotta. Uno scimano indiano. Strani cristalli ma nient'altro. In seguito Carter troverà modo di fare la spola tra i due pianeti a piacimento dopo gli iniziali spostamenti involontari (e sempre nei momenti meno opportuni). Ogni volta che ritorna sulla Terra va a trovare i suoi parenti ai quali racconta le sue avventure. Ogni volta i suoi parenti invecchiano ma lui resta sempre giovane e così scendendo su, su tra tutti i suoi discendenti arriva all'ultimo .. ERB il quale pubblica sui pulp magazine le storie raccontategli direttamente dalla fonte come romanzi di planetary romance  .. gran  bel furbacchine era Edgar.


Le storie marziane seguono sempre le stesse avvincenti avventure attraverso tutti gli angoli del pianeta alla ricerca di statuarie principesse, rapite o scomparse e alla caccia di chi le ha rapite. Sempre uguali anche quando cambia il protagonista ma anche i protagonisti sono praticamente intercambiabili. Fa qualche eccezione Ulysses Paxton del romanzo The Mastermind of Mars del 1927. Un ufficiale americano durante la grande guerra e fan dei romanzi di Burroughs(!) che viene trasportato, anche lui non si sa come, da una trincea europea a Barsoom. Paxton è più portato alla scienza che alla guerra diversamente da quella macchina da combattimento che è John Carter. 
I vari cicli di ERB. Quello marziano, quello venusiano, il ciclo di Pellucidar, quello del giovane rampollo della nobiltà britannica allevato dalle scimmie e altri minori, sono collegati tra loro e coinvivono nello stesso "Universe" anticipando, Philip J. Farmer, Alan Moore, la Marvel e Michael Moorcock.


Oggi questi romanzi vanno letti con indulgenza e con molto senno del poi. Approcciati in questo modo si dimostrano interessanti esempi di prima narrativa popolare dei pulp magazine. A loro modo di qualità, senza pretese di chissà quali messaggi profondi ma vivi, dell'abilità di ERB, già ricordata, di far immergere il lettore totalmente nelle vicende. In una parola, divertenti. Avventura pura. Il film realizzato dalla Pixar del 2012 partiva da una base solida e per una volta senza doversi giustificare (ma tanto non lo fanno mai) per una storia di pura azione e avventura, senza "messaggi". ERB è questo: Pura azione e avventura ma in stato di grazia. Con questa consapevolezza d'approccio il lettore moderno potrebbe trovare le opere di ERB ancora oggi digeribili e addirittura godibili. Le opere di Abraham Merrit, un altro grande dell'avventura fantastica pulp, contemporaneo a Burroughs, per esempio, sono invecchiate molto peggio.



L'eroe burrogsiano lo ritroviamo nel già citato Farmer, in omaggi dichiarati ai suoi eroi d'infanzia, Tarzan e Doc Savage e filtrati alla sua maniera, estrema e feticista. A sua volta l'eroe farmeriano lo ritroviamo nei lavori di Richard Corben ma nei fumetti il primo esempio d'eroe burrogsiano è ovviamente il kryptoniano Kal El, Superman e da li la gran parte dei personaggi in costume di quella che diventerà la DC comics. Eroi tutto d'un pezzo con valori ben precisi e tagliati con l'accetta ai quali si agrappano senza un cedimeno etico o morale, senza un vizio o caratterizzazione tale da renderne lo spessore più profondo. 


Personaggi funzionali strettamente per un "disegno cosmico superiore" (e per esigenze narrative) al combattimento per il combattimento, all'azione per l'azione. Non ci deve interssare il "perchè" e il "come" e il "dove" del personaggio. Quel che conta è il "qui" e il "subito". John Carter che è il "più grande spadaccino di tutti i tempi" è forte, è agile, è un bravo stratega ed è dotato su Marte (per minore gravità) anche di capacità di salto prodigiose è anticipatore dei super eroi insieme a Doc Savage, Sherlock Holmes, Zorro e al precedente Allan Quatermain del grande autore di dime novels (i predecessori del pup magazine) H.R. Haggard, autore oggi quasi del  tutto dimenticato. Ma se questi personaggi, con l'aggiunta di Shadow e di Spider tra gli altri ma con l'eccezione di Doc Savage (il quale però ha profondità etiche più sviluppate di Carter) mostrano anche un lato "umano". Un punto debole. Carter è semplicemente invincibile (a parte le botte in testa dalle quali si risveglia sempre vivo e chiuso in una cella dalla quale però riesce sempre a scappare). Questo eroe monolitico porta comunque almeno un valore ancora oggi valido e vivo. Quel "siamo ancora vivi" che grida soprattutto nei momenti più difficili.
























Michael Kane di Michael Moorcock

Michael ... Michael .. e Michael Kane
Conosciamo il protagonista attraverso gli scritti e prefazioni del suo biografo, Edward P. Bradbury (Moorcock). I due fanno conoscenza in modo casuale in un bar di Nizza. Il tempo è la metà degli anni 60. L'americano Michael Kane racconta praticamente subito all'inglese Bradbury/Moorcock le sue origini. E' nato nell' Ohio. Ha imparato a tirare di scherma grazie ad un francese suo vicino di casa. Ha studiato all'università. Ha fatto il Vietnam. Si è laureato in fisica. A soli 30 anni lo scienziato diventa un luminare nel campo delle teorie sulla trasmissione di materia (il teletrasporto) e proprio durante il primo esperimento, la macchina, invece di spedirlo semplicemnte dall'altra parte della facoltà, come progettato con i suo assistenti, lo manda  su Marte. Ma un marte di un lontanissimo passato. L'aria non è rarefatta. La gravità non è minore (Kane non salta) Ci sono continenti, foreste, montagne, mari e una ricca e varia civiltà che ha ereditato la sua tecnologia da una civiltà ancora più antica.
Kane appare perfettamente conforme ai requisiti dell'eroe burrogsiano. E' alto e atletico, tira di scherma molto bene se pur non nel modo invincibile di Carter ma in più è uno scienziato e molto spesso nelle storie che presto lo coinvolgeranno dovrà trovarsi anche in questo ruolo oltre a quello dello spadaccino.


Michael Kane è il prodotto di una società tecnologicamente più avanzata rispetto a quella di Carter. Bradbury usa un registratore vocale dove Kane riversa le sue memorie che poi verranno trascritte dall'inglese  e poi pubblicate come romanzi. Kane si trova su un pianeta alieno tecnologicamente più arretrato rispetto alla sua epoca d'origine fatta di automobili, televisori ecc. Carter è un uomo dell'ottocento in un mondo tecnologicamente molto più progredito ma imbarbarito nella società.

Moorcock dota il suo Kane di  umorismo ed ironia che mancano a Carter e nelle rare volte che le troviamo in quest'ultimo sono sempre stemperate dai valori vittoriani dell'ufficiale confederato diventato "Signore della Guerra di Barsoom". Kane sposa una principessa ma non va oltre a questo rango e oltretutto questo accade dopo numerose traversie tragicomiche accadute tra il fidanzamento ufficiale e la cerimonia di nozze. ironizzando anche sui primi involontari viaggi non spiegati di Carter tra un pianeta e l'altro e che guarda caso accadono sempre alla fine di un romanzo a creare cliffhanger con il successivo nel momento di punta di felicità o di disperazione del protagonista.



Tirando le somme. La migliore simpatia che suscita Kane nel lettore rispetto a Carter, l'ironia insita nel testo e le profondità di pensiero mostrate (non particolarmente eccelse di per se  ... ma a confronto con il Virginiano ..) e la visione politica di Moorcock, in qualche modo sempre presente, rendono i tre romanzi un buon  esempio di come sarebbe potuto essere il ciclo marziano di Burroughs, attualizzato. Dando interesse all'opera nonostante le sue ingenuità e semplicità di base (alcuni momenti vengono riassunti più che raccontati .. e forse è meglio così), le quali è difficile stabilire quanto dipendano da una precisa scelta di Moorcock o per i suoi limiti che all'epoca, ancora debuttante, indubbiamente mostrava.
Ha scritto tanto è di meglio ma "letta" in quest'ottica "Storica", la trilogia marziana di Moorcock assume sicuramente il suo interesse. Diventando termometro di come sono cambiati l'estetica e il gusto nei primi 60 anni del 20° secolo.

Nota a margine: La Trilogia Marziana di Michael Kane è stata inserita ufficialmente tra i cicli del Multiverso, facendo diventare il protagonista a tutti gli effetti una manifestazione del Campione Eterno ma di tutto questo nei tre romanzi (siamo nel 1965 e il concetto non era ancora stato creato da Moorcock) non ve né traccia, almeno nella versione utilizzata dalla Nord.

Donald McHeyre

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