giovedì 28 novembre 2013

McHeyre Video Blog 2: Mr. Bruford

Appuntamento con il secondo Video Podcast di Castle McHeyre. 

La scelta questa volta, convinto di farvi cosa gradita, è caduta sull'intervista fatta a Bill Bruford il 14 ottobre 2010. 

Meno di due anni prima il Sig. Bruford aveva annunciato il suo pensionamento al termine di una carriera costellata di stelle, stalle, rock, jazz, progressive, avanguardia, Sovrani dispotici, bradipi e altra varia umanità e aveva pubblicato un libro (auto)biografico oltretutto molto ben riuscito.


Io, con Glauco Cartocci e Giampiero Frattali, da lungo tempo grandi suoi estimatori, stavamo ancora compiangendoci e disperandoci quando improvvisamente mi arrivò la chiamata di una nostra comune e famigerata conoscenza, la quale ci proponeva, grazie ai buoni uffici di Corrado Canonici, agente italiano del Ns. di intervistare il grande batterista e musicista che attraversando la carriera di nostri altri "idoli" come King Crimson, YES, Genesis e molti altri, avevamo seguito da decenni.

Coincidentemente, proprio in quei mesi avevo già pubblicato per radio due speciali dedicati a Bruford ed ero in cerca di qualcosa di davvero speciale per la terza e ultima parte, quella dedicata agli ultimi anni della sua carriera. Con l'intervista era fatta.

Le due settimane successive furono segnate da un intenso e frenetico lavoro tra me e Glauco per decidere cosa chiedergli (si bene .. abbiamo Bruford .. wow ... gli facciamo l'intervista .. wow  .... si .. ma di che ci parliamo ?) non volendo (con nostra presunzione) porgergli le solite domande trite e ritrite che si fanno a tutte le "star". 
Giampiero Frattali, ci diede l'aiuto fondamentale di condurre l'intervista per noi. 

Stabilita la data con l'intervistato e il modo migliore per registrala, avemmo modo di constatare una cosa  di cui avevamo già il sospetto. Ossia che Bruford non è una star ma "solo" una grande musicista e una squisita persona.

Ora, se le domande che ascolterete siano intelligenti o no lo giudicherete voi. Di sicuro le risposte di Mr. Bruford sono sempre interessanti tra fette di storia del rock e aneddoti, raccontati sempre con l'approccio dell'osservatore distaccato. Di uno che è vissuto come pari tra gli dei ma che è sempre rimasto uomo.

Nel montaggio dell'intervista, Glauco Cartocci doppia Bill Bruford ma senza sovrapporlo. 
Qualcuno potrebbe storcere il naso per la lunghezza e ripetizione delle risposte ma la sua voce è così squisitamente radiofonica che ci sembrava un peccato coprirla.

Altri potrebbero obiettare che l'intervista ha ormai tre anni e che quindi è ormai superata ma essendo il documento rivolto al passato e le risposte, di valore umano e temporale, così universali noi non lo pensiamo che sia superata. Le cose raccontate da Bruford hanno nel bene e nel male valore ancora oggi. 
In fondo nello star system e ne mondo reale non è cambiato molto.

Buon ascolto e visione.

Intervista a Bill Bruford del 14 ottobre 2010


Donald McHeyre




giovedì 14 novembre 2013

Racconti di Canterbury. A Canterbury Nostro Malgrado

Geoffrey Caucher,  un "grande" della "scuola di Canterbury"
Parafrasando un noto detto taoista: "Fripp ed Emerson non sapevano di fare rock progressivo".

L'appartenenza postuma ad un genere, un movimento, una scuola o come vorrete chiamarla  è sempre un affare delicato. 

Essere definito parte di qualcosa postumamente, "solo" perché quella cosa si è contribuito ad inventarla ma senza intenti classificatori da parte del loro inventore può fuorviare le interpretazione dei critici e dei semplici estimatori.

Poi se qualcuno ci si è buttato furbescamente nella definizione trasformandola in vessillo per il proprio successo, tipo i Black Sabbath per il Metal, altri se ne sono tenuti alla larga sopportando queste etichette e guardando "la scuola" nata dal loro "provare e provare" con un misto di ironia e distacco, quando non hanno tentato vie totalmente diverse (Peter Gabriel).

Nello specifico del movimento definito "Suono di Canterbury", il problema è ancora più vero. Provate a chiedere a un Wyatt, oppure a un Sinclair (uno dei due, fa lo stesso) se si sentono "canterbury" o peggio "progressive". Le reazioni andranno dal sorriso paziente all'esortazione scatologica, dipende dal soggetto.

Esiste un intero filone di musicisti (e i loro gruppi musicali di appartenenza) la cui carriera copre un decennio, tra il 1968 ed il 1978, che sono stati definiti "Canterbury" senza che la maggior parte di loro abbia mai messo piede nella ridente e storica località del sud Inghilterra.

Questo filone è accomunato bensì da, più o meno, gli stessi musicisti. Uno in particolare, David Lloyd Stewart (nato a Waterloo, London) che negli anni '60, insieme ad altri compagni di scuola (of London) formano un band estimatrice (oggi diremo gruppo tributo) di Cream, Hendrix, Traffic, Nice ecc. Gli Uriel, che poi diventeranno Arzachel e Poi EGG.

Tutti questi ragazzi, Stewart, Brooks e Hillage sono nati nei dintorni di Londra. Uno (Mont Campbell) è nato in Kenya !
Tutti loro sono accomunati dalla passione per la musica "colta" e del nascente "rock". Tutti loro, conosceranno una relativa fama e la meritata menzione nei manuali di Storia del Rock, sotto la voce, "Canterbury", loro malgrado.

Seguendo la carriera di Dave Stewart (no Eurythmics), tastierista dotato e virtuoso all'ombra dei giganti del moog, possiamo citare d altri gruppi e musicisti, anche di alcuni nati a Canterbury ma che non si sentono "canterbury".

Come gli Hatfield And The North, primo passo di Dave Stewart fuori dal suo gruppo di amici d'infanzia e motivo principale per cui, poi tutto quello che farà il tastierista verrà etichettato "canterbury".

Passando per altre collaborazioni "minori" come  
Khan e Gilgamesh la carriera "progressiva" di Stewart si corona con le sue partecipazioni ai coraggiosi (siamo in piena epoca Punk) National Health e ai Bruford, facendo diventare anche il ricciuto batterista, agli occhi 

dei critici maniaci classificatori e di alcuni appassionati più maniaci dei primi, un "importante" esponente del "canterbury". E non lo aiuta il fatto di essere nato a Sevenoaks che per sua sfortuna è nel Kent.


Insomma Dave Stewart, afflitto dal morbo del re Mida jettatore, suo malgrado ha trasformato in "canterbury" tutto quello che ha toccato per tutti gli anni '70. Il morbo alla fine è stato debellato con massicce dosi di synth pop agli inizi degli anni '80 con l'hit "It's My Party" insieme alla ormai moglie Barbara Gaskin
Singolo che da solo ha fruttato ai due più soldi di quanti mai ne hanno guadagnato o guadagneranno con tutto il resto.Davanti a questo anche gli più irriducibili classificatori talebani  si sono dovuti arrendere.




Difficile definirlo "canterbury"!

Appuntamento a sabato 16 novembre ore 17.00 a PUNTO D'INCONTRO, parleremo di questo filone insieme a Mauro Belgi.

Donald McHeyre

lunedì 11 novembre 2013

Ti faccio un podcast così parte 3: McHeyre Video Blog

"La strada più breve tra due punti è un arabesco"

Ho passato gli ultimi tempi a provare diversi siti di podcast sharing. Alcuni molto graziosi e professionali, altri meno ma tutti, per un motivo o un altro poco pratici per l'utilizzo che serve a me. Tempi di caricamento lunghi, limite di spazio, aumentabile ma a pagamento.
Con il tipo di materiale che produco, parliamo di programmi radiofonici di 2 ore anche se alcuni speciali e interviste durano meno serviva un "contenitore" capiente, gratuito, di facile accesso e con possibilità di arricchire il podcast con immagini (perché stare a sentire due ore di chiacchiere può essere noioso) e in più estremamente popolare e usato da tutti: YouTube.

Certo, i tempi di caricamento restano biblici e il lavoro che c'è dietro richiede più tempo di pubblicazione tra un podcast e l'altro ma alla fine il risultato paga ... e il primo risultato lo potrete trovare qui con l'intervista a Joe Vescovi e Pino Tuccimei registrata il 22 luglio 2013 e andata in onda nella versione solo audio su TRS Radio nella puntata del 5 ottobre a PUNTO D'INCONTRO.

So che quell'intervista è stata particolarmente gradita dagli ascoltatori e il mio ringraziamento va sotto forma di prima scelta nella lunga lista di podcast che comincerò a pubblicare sul mio canale "del tubo".

Per il momento credo di poterne pubblicare due al mese. Bisogna scegliere le immagini e montarle sul file audio una ad una, minuto per minuto, possibilmente con una logica e con coerenza a quanto si ascolta ma credo che prendendo il ritmo, o meglio pratica, presto potremo goderci un podcast a settimana. 

Rimanete sintonizzati il sabato sul mio programma e qui sul blog per gli aggiornamenti.
Per il momento godetevi l'intervista a Joe Vescovi dei TRIP.

Donald McHeyre