lunedì 13 maggio 2013

ELIO E LE STORIE TESE, orgoglio e pregiudizio!

Come scritto qui accanto il 7 di questo maggio è uscito il nuovo album di ELIO e Le Storie Tese.


Normalmente tengo le distanze dalla musica italiana sia storica che contemporanea. Su quella contemporanea (specie il becero cantautorato) non ci spreco neanche una parola. Su quella "di una volta" posso accettare dibattiti.

Per "di una volta" intendo alla maniera di una volta, ossia con intelligenza, creatività e capacità. 
L'orgoglio delle mie scelte riesce ad essere vinto solo se la qualità e tale da travalicare il pregiudizio e sono pochi, qui in Italia che ci riescono. 

Elio e Le Storie Tese sono senz'altro tra questi pochi. Come gli Area (e l'accostamento non è azzardato) oso dire che sono talmente bravi (e divertenti) che non mi sembrano neanche italiani.

Resta un mistero come siano riusciti a diventare così famosi nella nostra penisoletta nonostante che siano dei tecnici mostruosi, con tante idee da vendere, divertenti, con capacità creative indiscusse ma soprattutto con testi che fanno pensare. 
Sono riuscito, dopo una lunga riflessione, a pormi solo due possibili risposte.
1- In Italia c'è ancora speranza.
2-Siamo talmente rintriciulliti che il pubblico di massa si è lasciato totalmente ingannare dall'apparente facilità dei brani scelti per le promozioni da non accorgersi di cosa c'è davvero sotto (e la reazione del pubblico sanremese ai due brani scelti per il festival, "La Canzone Mononota" e "Dannati Forever", farebbe pensare questo).

La risposta io non ce l'ho e forse non ce l'ha neanche Jacopo Muneratti ma siccome io l'album non l'ho ancora ascoltato e per il momento so solo che è "biango", lascio a lui descrivercene i pregi (molti) e i difetti (pochi) di quest'ultima fatica di Belisari, Faso e co.

La sua recensione la potrete trovare nel suo blog Good Times Bad Times "nostro compagno di battaglie" il cui link è qui a fianco ma che per i soliti pigri metto anche qui.

Buona lettura.

Donald McHeyre

giovedì 9 maggio 2013

PUNTO D'INCONTRO, 11 maggio 2013





Le foto in apertura raffigurano il Palazzo della prefettura dell'Aquila, storicamente noto come Palazzo del Governo. 
A sinistra uno scatto fotografico precedente al 6 aprile 2009, a destra uno scatto fotografico successiva al 6 aprile 2009.
L'immagine simbolicamente raccoglie tutto il significato della tragedia che ha colpito gli abitanti della città nel buio delle 3 e 32 di quella notte. La scossa che mi svegliò qui a Roma me la ricordo ancora molto bene.
L'edificio fu realizzato dopo il terremoto del 1703 che distrusse l'edificio  precedente fondato nel 1282 da Carlo D'Angiò e utilizzato dall'Ordine di Santo Agostino. Una volta sopravvisse ma due è sfidare la divina provvidenza.
Un fulmine non cade due volte sullo stesso punto. Un terremoto lo può fare e l'ha fatto. 

Oltretutto la città sorge in un luogo storicamente noto per le sue scosse telluriche, in una penisola ben nota per le sue Storiche scosse telluriche. 
Resto ancora profondamente convinto che ad avere due soldi l'Italia, specie quella centrale, per cibo, paesaggi, storia, arte e clima sia il posto migliore in cui vivere al mondo. Ma nulla è perfetto. Ecco questa "piccola" imperfezione si potrebbe risolvere prendendo lezioni dai giapponesi o dagli olandesi su come si fa a vivere accanto ai fenomeni naturali dominanti senza dare materiale ai giornalisti per giornalare e occasioni per i politici di politicare ogni qualche anno.

Non seguo la politica e il problema dei terremoti è più grande delle mie capacità di discettarne ma una cosa la so. Siamo oltre alla vergogna.

Nella prossima puntata del programma radiofonico PUNTO D'INCONTRO, nello spazio culturale IlVoltaPagine a cura di Sebastiano Bisson ne parleremo con persone in grado di farlo come Enrico Sgarella, presidente dell'associazione Movimento Tellurico della quale vi linko il sito.

Appuntamento sabato 11 maggio dalle ore 17.00 per il consuento appuntamento con la musica dalla 4° dimensione e dalle ore 18.00 con IlVoltaPagine.

Vi aspettiamo.

Donald McHeyre


mercoledì 8 maggio 2013

M. P. SHIEL, IL "RE" DEGLI SCRITTORI E LA CACCIA AL CRIMINE DA UNA POLTRONA


Nello scorso articolo dedicato alla figura ed alle opere di un Maestro del fantastico come W.H. Hodgson si è accennato di sfuggita alla figura dell'indagatore dell'incubo (o detective psichico o cacciatore di fantasmi). Figure come il già ricordato Thomas Carnacki dello stesso WHH o di John Silence di Algernon Blackwood. 
La figura del Detective privato, spesso dilettante ma efficiente se non geniale, nasce con la letteratura "di indagine criminale" stessa. E la componente fantastica o per lo meno "insolita" era presente fin da subito rendendo i due "generi", il Whodunit e il racconto di fantasmi, all'origine una cosa sola. Oggi gli appassionati del "giallo" classico tendono a mantenere le distanze dal genere fantastico, specie dal tipico ghost story inglese ma l'evidenza delle opere letterarie storiche dimostrano quanto ci si sbagli a ripudiare questa origine comune.
Salta subito all'evidenza anche al lettore distratto come la ricerca di un colpevole e la ricerca di una causa scatenante un fenomeno soprannaturale utilizzino le stesse procedure di ricerca, deduzione, induzione, ricostruzione e confessione, ossia l'indagine. Spesso questa indagine utilizza anche gli stessi strumenti scientifici o parascientifici oggettivi per squarciare il velo del mistero.

Senza scomodare Plinio il giovane come primo esempio di cacciatore di fantasmi la figura moderna del detective narrativo, sia di spettri che di più umani "colpevoli" nasce nell'ottocento con i personaggi di C.Auguste Dupin di E.A. Poe e del Dottor Hasselius di J. S. LeFanu (non a caso definito il Poe inglese: Era irlandese) anche se il primo esempio o almeno uno dei primi esempi di detective story lo abbiamo con il racconto "La Signorina Scuderi" di E.T.A. Hoffmann del 1819.

Auguste Dupin
Da notare che Hasselius è solo un compilatore, prosaico e ordinario, di casi dove il fantastico fa irruzione in forma devastante nel quotidiano, mentre il geniale induttivo Dupin è lui il principale elemento  sopra le righe ma direttamente risolutivo in casi anche "insoliti" ma privi di elementi fantastici.
Per avere un vero detective dell'incubo, direttamente coinvolto con le vicende, dovremo aspettare qualche decennio più tardi a cavallo del XIX° e XX° secolo e il modello sarà proprio Dupin, primo di una serie di personaggi sopra le righe se non addirittura bizzarri tra i quali il più bizzarro di tutti è il Principe Zaleski di M.P. Shiel.

mercoledì 1 maggio 2013

W.H. HODGSON, IL MARINAIO DELL'IGNOTO


A 95 anni dalla sua scomparsa ricordiamo la vita e le opere di uno dei grandi Maestri del fantastico, William Hope Hodgson (Essex, 15 novembre 1877-Ypres, 17 o 19 aprile 1918). 
Marinaio, fotografo, atleta, scrittore soldato e sognatore.

Hope fa parte di quella schiera di grandi autori fantastici che a cavallo tra il XIX° e il XX° secolo trasformarono la narrativa fantastica, fino a quel momento quasi tutta solo principalmente estetica o principalmente didattica, nella narrativa come la conosciamo oggi creando capolavori immortali e "moderni" punto di riferimento di ogni media che si cimenti con il fantastico, il meraviglioso, l'insolito e la fantascienza. Autori come Conan Doyle, Arthur Machen, Algernon Blackwood, Robert Chambers, Bram Stoker, M.R. James, M.P. Shiel, Max Beerbhom, W.B. Yeats, Edward Plunkett (solo per citarne alcuni). Tra questi William Hope Hodgson si ritagliò sin da subito lo spazio che merita nonostante la sua giovane età e la sua brevissima carriera e ancora oggi giustamente e continuamente ricordato e ristampato.
La sua stessa vita potrebbe essere soggetto di un film.

lunedì 29 aprile 2013

Dr. Quatermass, pomeriggio con razzi e alieni


Ieri non mi andava di leggere niente ne di ascoltare nessun disco (capita!) ne di fare alcunché (aprile dolce dormire) quindi per ammazzare il tempo ne ho approfittato di rivedermi tutta la trilogia cinematografica del Dottor Bernard Quatermass, targata Hammer. 


Il personaggio è creatura di Nigel Kneale (1922-2006) e risale il suo debutto al 1953. Le sue storie sono state ridotte in ogni media possibile ma originariamente erano presentate come serie televisiva dalla BBC diventando presto uno dei personaggi della SF più popolari al mondo. 
Nigel Kneale nel 1990
Mentre i romanzi, adattati o originali, si vendono ancora come panini (almeno nel mondo anglofono) la serie televisiva è stata per gran parte vittima delle "purghe inglesi" ma la sua importanza resta sia per la popolarità riscontrata subito da pubblico e ancora viva, sia per l'influenza che ha avuto su serie successive come Il Dottore (who) e con la quale si era tentato anche di fare degli spin off e Zaffiro & Acciaio.

Kneale era famoso per non aver mai accettato completamente come adatto quasi nessuno dei numerosi attori che si sono succeduti nell'interpretare il battagliero scienziato esperto di missilistica contro gli alieni di turno intenti a fare qualcosa alla Terra ed ai suoi abitanti. In particolare non ha mai accettato le versioni Hammer dirette da Val Guest del suo personaggio e in particolare l'attore americano Brian Donlevy che lo ha reso celebre tra chi non ha mai potuto seguire i serial televisivi o i radiodrammi.

La trilogia della Hammer è la versione cinematografica di storie precedentemente apparse nei serial della BBC ed è disponibile da anni in un grazioso cofanetto di 3 DVD, si compone di:

L'Astronave Atomica del dottor Quatermass (The Quatermass Xperiment) del 1955, I Vampiri dello Spazio (Quatermass 2) del 1957. Entrambi diretti da Val Guest con Brian Donlevy. Prodotti da una Hammer precedente ai grandi successi ipercolorati degli anni '60 con Peter Cushing e Christopehr Lee ma sono due filmetti graziosi con un ottimo ritmo ed effetti speciali che fanno "tenerezza".

Brian Donlevy
Nel primo vediamo Quatermass e la sua equipe collaborare con l'ispettore di polizia Lomax ne tentativo di sventare le conseguenze del primo viaggio spaziale del governo britannico degli anni '50 (questa si fantascienza). Nel secondo Quatermass intento a riprovarci ideando un progetto per una base lunare (prima di Jerry Anderson) vede le sue idee frustrate da alieni molto lovecraftiani in un film molto meno "di indagini" del primo ma più "action" nonostante la presenza anche qui dell'Ispettore Lomax (interpretato da un altro attore).

Andrew Keir (sinistra)
Nel 1967 (altra epoca altro stile) la Hammer ritorna sul personaggio con Quatermass and the Pit (L'Astronave degli esseri perduti) diretto da Roy Ward Baker con il barbuto Andrew Keir nella parte di un più "umano" e sensibile Quatermass. 
Questo 3° film, spesso tralasciato a favore dei due precedenti, pur rimanendo sul tema degli alieni viene persuaso di atmosfere nere e orrorifiche (la Hammer ormai era diventata LA Hammer), dando delle suggestive (e molto lovecraftiane) teorie "scientifiche" sul fenomeno del diavolo e degli spettri con un risultato che ancora oggi intriga molto lo spettatore. Unico neo dei militari troppo macchiettisticamente ottusi da stridere troppo con l'atmosfera cupa e "seria" del film.

In conclusione tre film ancora oggi piacevoli ed intriganti da gustarsi in un pomeriggio sonnacchioso con quel fascino tutto particolare che hanno certe produzioni britanniche degli anni '50 e '60.





Quatermass ha ispirato anche un "famoso" gruppo di progressive britannico degli anni '70:




Donald McHeyre












giovedì 25 aprile 2013

PUNTO D'INCONTRO puntata del 27 aprile 2013

Questo sabato PUNTO D'INCONTRO, ospita l'intervista condotta da Athos Enrile della rivista online MAT2020, ai ragazzi del gruppo rock progressive "emergente" UNREAL CITY in vista dell'imminente uscita del loro primo album, "La Crudeltà di Aprile".
Il gruppo è composto da Emanuele Tarasconi (piano, organ, mellotron, synths and voice),
Francesca Zanetta (electric and acoustic guitar, lute),
Francesco Orefice (bass, backing vocals) e
Federico Bedostri (drums and percussions).
Sono italiani, suonano maledettamente bene e riescono anche a usare l'italico idioma molto bene in un contesto, quello rock e rock cosiddetto progressivo, che non sempre (raramente) da il meglio di se nella nostra lingua.       

lunedì 22 aprile 2013

KIKI, consegne a domicilio, ovvero: In quella città ci voglio vivere.


Questa volta un post leggero come il film di cui andiamo a parlare.
Leggero ma per nulla superficiale.
KIKI Consegne a Domicilio del grande regista e cartoonist, Hayao Miyazaki.

Ne parliamo perché il 24 di aprile "esce" nelle solite 4 sale (o stanzette) italiane.
Non è il nuovo film di Miyazaki come la scritta in locandina potrebbe far pensare essendo dell'ormai lontano 1989 e quindi molto precedente al premio Oscar (non trovo il tasto con il simbolo del copyright) La Città Incantata (ma il nuovo film c'è ed è in arrivo ... e parla di aviazione).