lunedì 5 maggio 2014

PUNTO D'INCONTRO BBC session JETHRO TULL

Io e Jacopo seguiamo molti gruppi, un esercito di musicisti, una quantità immane di dischi. 

Sarebbe una bugia dire che ci piacciono  tutti ma di molti apprezziamo il lavoro e di alcuni siamo addirittura fan.

I JETHRO TULL, occupano senz'altro un posto speciale se non sempre nei nostri cuori, sicuramente sempre nelle nostre menti, anche perché è grazie a loro (o per colpa loro) che ci siamo conosciuti.

Era effettivamente da molto tempo che non ci occupavamo di loro e riascoltare i Jethro Tull delle origini dopo averli lasciati riposare, nelle nostre menti oltre che alle nostre orecchie, dopo assaggi di Jethro Tull moderni e di Ian Andarson Band, porta una boccata di aria salubre alle nostre menti ed ai nostri cuori.


Vi ricordo l'articolo a 6 meni e in 3 parti (2 mani per parte) dedicato a l'ultimo lavoro HOMO ERRATICUS che trovate sul sito di Jacopo, Good Times, Bad Times (link qui accanto).

E' disponibile sul sito di TRS Radio il podcast della puntata di PUNTO D'INCONTRO dedicata alle BBC session dei Jethro Tull.


Di seguito troverete le note di Jacopo Muneratti alle BBC session, usate per la diretta radiofonica.
Le session sono molto poche ma per fortuna tutte disponibili in ottima qualità audio e artistica.

I Jethro Tull ne avrebbero fatte altre se non ci fosse stato il litigio tra Anderson e Peel ?
Difficile dirlo. Io penso di no, o per lo meno poche altre. Le BBC session erano mirate soprattutto come veicolo promozionale per quei gruppi all'ora "emergenti" e infatti uno degli aspetti più interessanti di queste session consiste proprio nel loro fotografare questi gruppi (molti di essi divenuti poi miliardari) nel loro stato iniziale (a volte anche embrionale), spesso trascurato dalla critica e spesso anche dai fan.

I Jethro Tull andarono già molto bene con This Was, il loro album d'esordio e il successivo Stand Up raggiunse addirittura il 2° posto nella classifica inglese. Divennero subito un gruppo molto popolare e apprezzato dal pubblico. Un successo di partenza e una capacità di rinnovamento sorprendente nel corso degli anni successivi che nessun altro gruppo del cosiddetto Blues Boom può vantare e l'unico gruppo in quel contesto che li supera (ma solo per successo iniziale e soldi accumulati) sono i Led Zeppelin.


JETHRO TULL BBC session

Ian Anderson, Mick Abrahams, Glenn Cornick, Clive Bunker

  • Studio 1 - 201 Piccadilly, 23 July 1968
First broadcast: “Top Gear”, 4 August 1968, 22 September 1968 (*)

    • So Much Trouble
    • My Sunday Feeling
    • Serenade to a Cuckoo
    • Cat’s Squirrel (*)
    • A Song for Jeffrey

Questa prima session dei Jethro Tull è stata registrata nel bel mezzo delle incisioni del primo disco dei Jethro Tull, “This Was”. A questo punto, l’unico prodotto ufficiale sotto il loro nome (anzi, sotto il nome Jethro Toe) era il singolo “Sunshine Day”/ “Aeroplane” uscito il 16 Febbraio dello stesso anno. All’epoca il gruppo aveva un repertorio molto influenzato dal blues, soprattutto grazie al chitarrista Mick Abrahams, e Anderson aveva l’occasione di suonare molto l’armonica. Nella session, vengono anticipati alcuni brani del disco, non sorprendentemente in versioni non troppo diverse da quella in studio, come arrangiamento, con solo più carica live e viene eseguito il blues “So Much Trouble”, non inciso su disco e, dopo questa session, a lungo dimenticato, fino al 1993 anno in cui ricorse il 25esimo anniversario del gruppo, quando venne reinserito nelle scalette. Venne ignorato, invece, il 45 giri introduttivo del gruppo, in quanto considerato poco rappresentativo dell’attività dal vivo. Il celeberrimo DJ Inglese John Peel era molto interessato a questa formazione del gruppo, e, a partire da questa session, cominciò a promuovere la loro attività. La session venne trasmessa per la prima volta il 4 Agosto 1968, senza “Cat’s Squirrel”, e replicata il 22 Settembre, con “Cat’s Squirrel” al posto di “So Much Trouble” e “A Song for Jeffrey”. La session venne inizialmente recuperata da un Transcription Disc (con la voce di Brian Matthews), e “A Song For Jeffrey” venne pubblicata da tale nel 1988 nel cofanetto “20 Years of Jethro Tull”. Il brano venne (abbastanza inspiegabilmente) anche incluso nella ristampa del 1996 di “Aqualung”, come bonus track. Nel 2008, la session, stavolta dal master tape originale, venne pubblicata integralmente sulla versione deluxe di “This Was”.

  • Studio 1 - 201 Piccadilly, 5 November 1968
First broadcast: “Top Gear”, 15 December 1968

    • Love Story
    • Stormy Monday Blues
    • Beggar’s Farm
    • Dharma For One

Per questa seconda session, invece, il disco era appena stato pubblicato (25 Ottobre 1968), e i Jethro Tull avevano già estratto un singolo da esso, “A Song for Jeffrey”, che fece moderato successo. Non solo, ma il gruppo aveva anche in programma di fare uscire un 45 giri non-LP: “Love Story”/ “A Christmas Song”, che sarebbe uscito il 29 Novembre, in tempo per la messa in onda della session. Non sorprendentemente, il lato A del singolo viene incluso nella scaletta, in una versione piuttosto energica. Il resto della scaletta, molto probabilmente (purtroppo, non abbiamo registrazioni di questo periodo del gruppo), consiste nel meglio del loro repertorio dal vivo, su richiesta di John Peel. Il che spiegherebbe la presenza del classico “Stormy Monday Blues”, qui in una splendida versione. Anche questa session, venne inizialmente recuperata da un Transcription Disc, sempre con la voce di Brian Matthews, e “Love Story” e “Stormy Monday Blues” vennero pubblicate su “20 Years of Jethro Tull”.  Come la session precedente, la session integrale venne finalmente pubblicata sull’edizione deluxe di “This Was”.

Ian Anderson, Martin Barre, Glenn Cornick, Clive Bunker

  • Maida Vale Studio 4 - Kensington House, 16 June 1969
First broadcast: “Top Gear”, 22 June 1969

    • Bourée
    • A New Day Yesterday
    • Fat Man
    • Nothing is Easy

A questo punto della carriera, il chitarrista Mick Abrahams era stato sostituito in pianta stabile da Martin Barre, che sarebbe rimasto in ogni disco successivo del gruppo. I Jethro Tull avevano già registrato il loro secondo LP in Aprile, ma “Stand Up” non sarebbe uscito fino ad Agosto. Né questo nuovo cambio di formazione né il nuovo LP piacquero molto a John Peel, e Peel fu molto onesto nei confronti di Anderson e soci nei suoi sentimenti. Questo causò una piccola burrasca, che venne ancora di più intensificata quando Peel non si presentò durante le registrazioni della terza BBC session del gruppo (lo aveva fatto durante le due precedenti). I Jethro Tull la presero male e i loro commenti vennero riportati a Peel dal produttore Bernie Andrews. Purtroppo, nemmeno Peel la prese bene, e da questo momento in poi, si dissociò completamente dal gruppo. Solo nel periodo di “Thick as a Brick” trasmise qualche frammento del disco, ma da lì in poi, cercò di evitare ogni brano del gruppo. Comunque, quando nell’ultima puntata di Top Gear (trasmessa il 25 Aprile 1975) Peel fece una retrospettiva del programma, replicò anche questa session, probabilmente perché rappresentativa della musica che veniva mandata in onda durante i primi anni del programma. John Peel morì nell’Ottobre del 2004 per attacco cardiaco, dovuto a complicazioni del diabete, senza essersi rappacificato con Ian Anderson. Anderson, che definisce questa cosa come uno degli episodi più tristi e pieni di rimpianto della sua carriera, per farsi perdonare, dedicò l’edizione deluxe di “Stand Up” (uscita nel 2010) al DJ. Tra i vari contenuti bonus, c’era anche questa session, integrale, dal master tape. La session, ad eccezione di “Nothing is Easy”, era già apparsa su “20 Years of Jethro Tull” (nel 1988) e sull’edizione del 1996 di “Aqualung” (solo Bourée e Fat Man), sempre tratta da un Transcription Disc. Una curiosità: sul Transcription Disc era presente anche una versione di “Living in The Past” accreditata a questa session ma, di fatto, si trattava soltanto di una registrazione audio del loro playback alla trasmissione Top of The Pops del 1969 (il video, purtroppo, è andato perduto). Queste versioni dei brani non sono così diverse da quelle in studio ma, forse, gli sono superiori, per via della produzione non proprio eccelsa dell’album.

Ian Anderson, Martin Barre, Jeffrey Hammond-Hammond, John Evans, Barriemore Barlow

  • RTV Studios - Monte Carlo, Monaco, May 1975
First broadcast: “Sounds on Sunday”, 5 October 1975

    • Minstrel In The Gallery
    • Requiem
    • Aqualung
    • Cold Wind to Valhalla

Sebbene tecnicamente sia considerata come tale, questa non è una vera e propria session, ma di più un documentario preparato da Ian Anderson per dare un piccolo assaggio agli ascoltatori Inglesi di come sarebbe stato l’ottavo LP del gruppo “Minstrel in the Gallery”. Nonostante il documentario fosse stato preparato e consegnato a Maggio, andò in onda solo ad Ottobre, quando il disco era già stato pubblicato da un mese (5 Settembre). L’unico brano inciso esplicitamente per gli ascoltatori BBC è “Aqualung”, il resto della session consiste in versioni incise per l’album, ma in progress. Alcuni elementi sono gli stessi che finiranno su album, ma molte cose sono state in seguito sostituite. “Cold Wind to Valhalla” in particolare è un buon esempio: la traccia base è la stessa, ma l’intro acustico è diverso, la traccia vocale è un’altra e mancano gli archi. Due frammenti di questa session (le introduzioni acustiche di “Minstrel in the Gallery” e “Cold Wind to Valhalla”) sono state pubblicate ufficialmente prima su “20 Years of Jethro Tull” e poi sul remaster di “Minstrel in the Gallery”, come bonus tracks. Curiosamente, il cofanetto include anche una versione di “Grace” made in progress, ma non usata in questo documentario. Tra un brano e l’altro, Anderson introduce i pezzi, con il suo solito senso dell’umorismo, risultando un grande uomo di spettacolo anche in contesto non visivo.




lunedì 28 aprile 2014

Cosmo Oro 3: Stelle come Polvere (Il Tiranno dei Mondi) di Isaac Asimov


COSMO - CLASSICI DELLA FANTASCIENZA - Volume n. 03
Direttore responsabile: Gianfranco Viviani
Titolo originale
THE STARS LIKE DUST (1951)
Revisione della traduzione originale (Pietro Leoni) di Renato Prinzhofer.


1951 Isaac Asimov, Doubleday
1972 by Editrice Nord, Via Andrea Doria 48/c - 20124 Milano.Per gentile concessione della Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.

In copertina un dipinto del pittore Antonio Cazzamali.






Siamo appena alla terza uscita per la Serie Cosmo Oro, Heinlein, Campbell e Asimov. 
I tre capisaldi indiscussi e imperituri della fantascienza tutta. Con l’eccezione del volume antologico racchiudente i tre romanzi del ciclo mega spaziale di Campbell, gli altri due, però, non sono opere centrali dei rispettivi autori che faranno successo e fortuna con altro. Sono opere comunque valide, “prestate” alla Nord da altri editori italiani qui in veste editoriale lussuosa in un modo che raramente si era visto per il genere nel nostro paese. La Mondadori che la Nord ringrazia per “Stelle come Polvere”, è il più grande colosso editoriale italiano e il (quasi) primo editore italiano a cimentarsi in questo genere narrativo praticamente tutto straniero e che proprio negli anni di debutto di Urania (1952), si era ormai trasformato nel suo paese di origine da genere PULP, sostanzialmente avventuroso a Narrativa d’Anticipazione sociologica. Da Astounding di Campbell a Galaxy di Gold e Phol.   


Urania elogiò quest’ultima ignorando quasi completamente la prima. Dal punto di vista dei critici e storici stranieri (vedi Michael Ashley) il fatto che in Italia il più grande editore Italiano si cimentava nel genere era un motivo di orgoglio per tutti gli appassionati. Per i solo appassionati italiani, soprattutto col senno di poi, è stato un motivo di freno e ghettizzazione del genere in un paese non facile come il nostro. Lasciamo perdere Giorgio Monicelli (il povero, geniale fratello di Mario) che inventò Urania (erano comunque per noi periodi pioneristici con i limiti e i pregi che ci si può aspettare), onore e stima al povero Giuseppe Lippi che con tenacia e pazienza fa quello che può nel suo ufficio giù nello scantinato tra i bagni e la stanza delle caldaie ma pensate a Fruttero e Lucentini ...... e rabbrividiamo.
Non vorrei far apparire l’editoria italiana di FS divisa solo tra la “poverella” Urania, pubblicazione di un editore di lusso e tra le “lussuose” edizioni della Nord, un editore “poverello”. In mezzo, tanti piccoli editori fecero la loro parte, spesso con orgoglio, come, Fanucci (periodo De Turris/Fusco), La Tribuna di Piacenza  o Ponzoni di Milano ( Monicelli in incognito) con quest’ultima che praticamente è stata la “proto Nord”.

Ma questa è un’altra storia. Resta il problema che per tantissimo tempo a casa nostra la
Fantascienza è stata:
1-solo quel tipo di fantascienza sociologica di Galaxy e compagnia (si, più matura, qualche volta. Si, probabilmente scritta meglio, quasi sempre) ignorando quasi del tutto  gli altri “sotto”: stili, movimenti e periodi.
2-Il genere per troppi anni è stato ghettizzato a “quella cosetta da edicola per ragazzi o per viaggiatori intenti ad ammazzare il tempo fra un treno e l’altro”.

Ironicamente questo succedeva  proprio con quella fantascienza che invece in America era considerata l’evoluzione matura de “l’epoca d’oro campbelliana”, ma soprattutto dell’epoca precedente gernsbechiana la quale in patria era considerata  “quella cosetta da edicola per ragazzi o per viaggiatori intenti ad ammazzare il tempo fra un treno e l’altro”
L’Italia è puntualmente in ritardo.

Ma come dicevo, questa è un’altra storia.




Asimov.
Isaac Asimov.
Nessuna nota biografica avrebbe senso e francamente apparirebbe ridondante metterla qui (anche perché ci pensò lui stesso a fare la cronaca, giorno per giorno, della sua vita).

LO scrittore  di Fantascienza. LO scienziato scrittore di Fantascienza.
L’unico autore di genere ad essere stato accettato dal mainstream rimanendo nel genere (con buona pace di Vonnegut e di Bradbury i quali, il primo, ha dovuto rinunciare al genere, il secondo, per essere accettato dovette farsi addomesticare).


 Si dice che l’unico altro scrittore specializzato che può stargli alla pari per fama e successo sia Clarke ma il paragone è fatto sempre dal punto di vista del mainstream e dovuto a  successi postumi, di altra natura (e aggiungo sopravvalutati). 

Asimov è stato uno degli autori, “scoperti” e cullati da Campbell durante i primi anni della sua gestione di Astounding ma non è stato il principale autore di spicco dei ’40, gli anni dell’età dell’oro a differenza di Heinlein, il quale cominciò a scrivere romanzi pubblicati direttamente in libro qualche anno prima di Asimov. A posteriori resta affascinante raffrontare e analizzare la carriera di entrambi, soprattutto nei primi anni ma qui andremo fuori dal seminato e comunque è stato fatto già molte volte con l’aggiunta anche di Campbell. Diciamo per semplificare (e perdonatemi) che Heinlein è l’autore di SF più importante per gli appassionati, Asimov per tutti gli altri.


The Stars, Like Dust è del 1951. E’ il secondo romanzo di Asimov e il secondo ad essere pubblicato direttamente in volume, contemporaneamente alla pubblicazione a puntata su Galaxy.
E’ un passo importante.
Le riviste di fantascienza cominciarono a declinare proprio per l’evoluzione dell’editoria, dalle riviste passando direttamente al libro. Siamo ancora lontani da Samuel Delany, forse il primo autore di FS ad aver debuttato direttamente su libro ma è ugualmente un passo importante.

La carriera di Asimov cominciò a decollare sul serio proprio con i romanzi pubblicati direttamente su libro e poi con i saggi scientifici. 




Stelle come polvere (o il Tiranno dei Mondi) precede lo strasuccesso della Fondazione, lo precede anche cronologicamente. 
La storia si colloca tra le storie a puzzle dei Robot con le famosissime tre leggi  campbelliane e la Trilogia Galattica con Seldon e il “Mulo”.
E’ una space opera. Di quella più matura e raffinata che altri autori, stavano o staranno per realizzare da li a poco, come Anderson, Dickson, Herbert, ed è intrisa di misteri da indizi tipici della narrativa di Asimov. Ci sono personaggi caratterizzati bene e in modo abbastanza originale (eccetto il protagonista), una “prinicpessa” che non ha bisogno di essere salvata, un cattivo carismatico e “per bene”, colpi di scena, momenti di pura commedia sofisticata che ben miscelati non guastano, il tutto con sfondo un affresco politico militare galattico delineato quanto basta per incuriosire.

Forse il più “leggero” dei tre libri pubblicati fino a quel momento nella collana ma sicuramente il più raffinato.



martedì 22 aprile 2014

HOMO ERRATICUS, UNUM DESCRIPTA

E' uscito finalmente nei migliori e nei peggiori negozi HOMO ERRATICUS, l'ultima fatica di Ian Anderson e la Sua Orchestra.

Per l'evento uno solo di noi non bastava e pertanto ci siamo messi in tre a prepararvi una lunga recensione che spero solletichi la Vs. curiosità Jethrica e stimoli le Vs. menti Tulliche.

Gli altri due Compagni di Battaglie con i quali mi onoro di partecipare in questa collaborazione sono, Chiara Bucolo e Jacopo Muneratti.

L'articolo lo potrete leggere sul Blog di Jacopo, Good Times, Bad Times.

Buona lettura.


mercoledì 16 aprile 2014

McHeyre VideoBlog: Intervista a David Jackson

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Di Nuovo Buon Compleanno
Mr. Jackson !

Con Giampiero Frattali intervistammo David Jackson in un locale romano il 17 dicembre del 2010 in occasione di un concerto degli OAK con lui come ospite ... o dovrei dire il contrario.
Fu una lunga e interessante chiacchierata, dove "l'amico Jackson", disponibile e aperto, ci raccontò di tutto dando risposte lunghe e interessanti sulla musica, gli anni '70, le sue collaborazioni italiane e cremisi più recenti, le sue attività didattiche. Chiacchierando come se fossimo dove effettivamente eravamo, in un pub, davanti ad una birra.

Ci parlò di tutto eccetto sui motivi del suo allontanamento dal redivivo Generatore, il quale, poco tempo prima, ci aveva regalato una performance romana di tutto rispetto, rendendo reale quello che ormai da decenni poteva considerarsi un sogno.
Su questo fu assolutamente abbottonato. Più volte imbarazzato noi non potemmo che glissara facendo finta di essere contenti lo stesso.
Lo eravamo e lo siamo tutt'oggi di aver potuto avere il privilegio di scambiare a tu per tu, commenti e riflessioni, sull'epoca "d'oro" del rock anni '70, con uno dei suoi protagonisti indiscussi.
Però la curiosità resta.

Prima o poi dovremmo provare ad intercettare Peter Hammill e provare a porgli la stessa domanda riguardo al "divorzio" con David.
Probabilmente ci risponderebbe. Probabilmente con qualcosa di oscuro e sibillino che richiederebbe il resto delle nostre vite dedicate ad interpretarlo.
Siamo ancora troppo occupati ad ammirare e provare ad interpretare la loro musica. Potente, coinvolgente, misteriosa e seducente.

L'intervista, una gran parte, è ora disponibile in VideoPodcast sul mio canale di Youtube.
Alcune cose dette sono relative a eventi ormai passati ma confidiamo che siano ancora interessanti.





lunedì 14 aprile 2014

UN MATTONE DIETRO L'ALTRO

Oggi esce ufficialmente "HOMO ERRATICUS" nuovo album di Ian Anderson (e la SUA band).

Non avendone una "copia per la stampa" avuta in omaggio per recensire l'album prima che esca dovrò come tutti i comuni mortali aspettare di comprarlo, di ascoltarlo, metabolizzarlo e decidere se mi piace o no.

Nel frattempo faccio il punto della situazione riascoltandomi i primi due capitoli di quella che ormai è diventata la Tetralogia di "Little Milton" (speriamo non una saga) e ripropongo la mia recensione fatta all'epoca sul TAAB 2. Le mie impressioni a due anni di distanza sono sostanzialmente le stesse. Magari mi dedicherò una serata (o nottata) ad ascoltare tutti e tre gli album di fila appena avrò messo le mani sul nuovo erratico album.

Thick As a Brick 2

Pubblicato il 2 aprile 2012
April 2, 2012
Prodotto tra marzo e novembre 2011
Label. EMI.


Extra: Oltre alla solita pletora di possibilità audio (a prescindere che abbiate o meno le tecnologie necessarie nelle vostre case) gentilmente offerte da Steve Wilson, abbiamo:
-Video: Tutti i testi del concept recitati da Ian Andreson, ogni volta in una locazione differente. Interviste e making off ... interessanti ma solo in inglese.
-File PDF con il (modernizzato) StCleve, contenente nuovi articoli al limite del delirio. Lo trovate anche in rete: www.stcleve.com.
-File PDF con la traduzione integrale dei testi in 9 lingue diverse compreso l’italiano.
-Lussuoso libretto patinato con alcune foto che faranno la gioia dei più grandicelli ma anche dei più piccini.


Alle prime notizie si poteva pensare ad un scherzo  .., “ si vabeh con i JT in questo stato .. raschiamo il fondo del barile” ... poi l’annuncio ufficiale: Il 2 di Aprile ?  E’ uno scherzo, visto ?!  
E invece il 2 aprile 2012 esce Thick As a Brick 2, sottotitolo: Whatever Happened To Gerald Bostock ?  Domanda lecita. Anche perché nel frattempo i JT non esistono più davvero, se ne è accorto anche Ian Anderson quando se ne è andato Martin Barre.
 L’album esce a nome “Jethro Tull’s Ian Anderson TAAB2 in due versioni, quella “normale” e quella “lusso” in cartoncino con  libretto, CD e DVD e molti extra carini.
 Gli euro di differenza sono davvero pochini, pertanto la scelta diventa praticamente obbligata sulla versione di lusso.
A suonare troviamo tre (ormai) ns. vecchie conoscenze delle esperienze on stage degli ultimi anni di Ian Anderson, sia come JT, sia come Ian Anderson e basta (ora. Non starò qui ad offendere la vs, intelligenza aprendo la vecchia diatriba se i JT siano IA oppure no).
Di John O’Hara che suona il piano, le tastiere e anche Hammond (l’Organo non Jeffrey), David Goodier che suona il bass guitar ed il glockenspiel e di Florian Ophale che suona la chitarra elettrica imitando Martino, si è detto tutto il male possibile (e mi ci metto nel coro).
“Sono musicisti professionali ma piatti”. “Ci sono turnisti nel mondo molto più bravi”. “Aridatece Giddings e Noyce” e così via, denigrando. 
Per la prima volta li ascoltiamo in un progetto da studio che permette maggiore concentrazione, prove e analisi “scientifica” da parte del fruitore e l’analisi è che risultano ..... “professionali ma piatti”. E si che la qualità musicale è eccellente e nei ripetuti ascolti ci si dispiace pensando a cosa sarebbe stato questa pur ottima musica con musicisti più personali e di polso.
Al cast (perché di un storia stiamo parlando, come anche questo vedremo tra poco) si aggiungono due nuovi elementi. 
Il primo è il nuovo batterista, Scott Hammond (anche qui no Jeffrey). Per me, che lo conoscevo poco (diciamo per niente), non è dispiaciuto affatto. Niente di ché, intesi ma sarà che ormai mi ero stufato delle figure ritmiche del pur bravo Doane Parry (James Duncan, chi?) ma a me è piaciuto è spero che resti per i futuri anni come elemento stabile nel nuovo sperato rinascimento andersoniano. 
L'altro, e più interessante è l'attore teatrale Ryan O'Donnel, inserito come seconda voce (là dove Anderson non arriva più), animatore e maggiordomo di palco. O'Donnel, oltre ad avermi fatto un'ottima impressione durante il divertente tour di TAAB 2, consente ad Anderson, finalmente dopo 40 anni, di suonare il flauto sul palco anche nei punti dove, nella versione in studio, questo strumento è accoppiato al cantato.

Dietro il vetro, seduto al mixer, a dare grande qualità alla produzione troviamo il primo che vi viene in mente ... si proprio lui   .. Steve Wilson, che dopo l’eccellente lavoro sul 40° di Aqualung ce lo aspettiamo ormai ragno oscuro al centro di una tela che vede imbrigliati, Jethro Tull, King Crimson     .... YES, EL&P, Gentle Giant, VDGG   ...... ok .. smetto di sognare.








1972-2012
In 40 anni TAAB (da oggi dobbiamo aggiungerci un 1) è stato, lo è tuttora e rimarrà, una delle pietre miliari della storia del rock. Le sue innovazioni, musicali, contenutistiche e concettuali, come il suo impatto on stage, restano un punto fermo del rock mondiale.
Nel frattempo molte cose sono successe e, come il concept stesso di TAAB2 si propone è un ottima occasione per una analisi sociale delle differenze tra le due epoche.

TAAB2 SCALETTA
DIVERGENCE: Interventions, parallel possibilities
Pebbles Thrown
From A Pebble Thrown
Pebbles Instrumental
Might-have-beens
Gerald the Banker
Upper Sixth Loan Shark
Banker Bets, Banker Wins
Gerald Goes Homeless
Swing It Far
Adrift And Dumfounded
Gerald The Military Man
Old School Song
Wootton Bassett Town
Gerald The Chorister
Power And Spirit.
Give Till It Hurts
Gerald, A Most Ordinary Man
Cosy Corner
Shunt and Shuffle

CONVERGENCE: Destiny, fate, karma, kismet
A Change Of Horses
22 Mulberry Walk
Confessional
Kismet In Suburbia
What-ifs, Maybes, Might-have-beens



Un concept album (e opera rock) che si rispetti deve avere una struttura narrativa programmata, temi (musicali e narrativi) che si ripetono modificati dal momento, un inizio, una fine. Qui abbiamo anche strutture “progressive”, organo Hammond d’annata, temi ritornanti, strutture melodiche frastagliate. Insomma tutto quello che serve per un bel concept album di stampo britannico, “come una volta”.

La storia ci descrive (e si diverte) nel mostrare cosa sarebbe potuto succedere a Gerald Bostock, dopo il successo della sua composizione.
Come succede spesso agli enfant prodige, un exploit iniziale non corrisponde ad un vita brillante diventati grandi. Ma la storia è fatta anche e soprattutto di what if (cosa sarebbe successo se ..)  e quindi vediamo (ascoltiamo) Gerald diventare un banchiere di successo avendo dimostrato capacità usuraie fin dalla scuola. Un senzatetto, scacciato dalla famiglia e dagli amici perché considerato gay, essendo stato da bambino oggetto di attenzioni di un prete pedofilo (esplicito e pure delicato, come sempre, nelle sue descrizioni, Anderson). 

Un soldato. Niente guerra mondiale, niente falkland ma l’attualissima (ancora) guerra in Iraq, con le sue ambiguità religiosepetrolifiche, la gloria, la patria, la disgrazia del lutto.

Un prete. Predicatore all’americana e molto truffaldino.

Un uomo qualunque. Lavoro pratico, una casa modesta ma tranquilla, hobby banali, anonimato.


La convergenza porta Ian Anderson a descrivere se stesso come un allevatore di cavalli, ormai anziano che guarda la sua vita passata, con dolce rimpianto (all’inglese) e saggezza.

Il confessionale è uno dei momenti narrativi più intensi dell’album. Dove ognuno dei Gerald alternativi si denuda. 
Riporto qui il testo nella splendida traduzione di Aldo Tagliaferro.

Gerald il Banchiere
Ho fatto i miliardi, ho messo da parte una fortuna nei paradisi bancari svizzeri, ho perso tutto
quando il Fisco si è svegliato. Insomma, ho fatto il mio tempo, il mio tempo per cosa?
Gerald il Senzatetto
Sulle strade, un bel pasticcio. Ho incontrato un uomo che mi ha risollevato.
Mi aveva portato a casa per fare sesso, ma poi si è impegnato in un'unione civile
Gerald nel coro della chiesa
Ne ho abbastanza di eccessi distorti, fiamme dell'inferno, dannazione, urla laceranti.
Sono stato scoperto, sconsacrato e sono precipitato dalla grazia, beccato con le mani nel sacco.
Gerald il Soldato
Congedato per invalidità, fuori dalla scena. Reintegrato nella società civile.
Ora passo il tempo ad aiutare i camerati a riconoscere la paura, persa esportando la democrazia.
Gerald; Un uomo qualunque
Ho venduto il negozio, ho spento l'interruttore. La Mallard deve restare ferma sul binaro morto.
Le carrozze e il tender di carbone lucidato messi via negli scatoloni, venduti su E-bay.
Venduti su E-bay.


IL DESTINO NEI QUARTIERI RESIDENZIALI
Gerald il Banchiere
Ricomincio da capo, è un altro giorno, un'altra vita, un caffè tranquillo. Euforia da Starbucks.
Mi accontento di quello che ho, ecco il mio cruciverba. E più tardi pipa e pantofole nello studio,
davanti alla tv.
Cerco comprensione, e vi chiedo scusa al numero 9 di Mulberry Gardens*.
Gerald nel coro della chiesa
Ricomincio da capo, è un altro giorno, un'altra vita, così distante da quell'aria che risuonava
dall'inferno.
Ora ho deciso di vivere in remissività, mi va di aiutare chiunque voglia ascoltarmi.
Ormai sordo agli oscuri angeli del male al 25 di Mulberry Close
Gerald il Soldato
Ricomincio da capo, è un altro giorno, un'altra vita, così distante dal calor bianco dell'Arabia.
Le foto dei commilitoni sulla cappa del camino, illuminate da una candela che profuma di fiori,
spettrali e tremolanti.
L'ultimo sopravvissuto, piegato ma vivo al 33 di Mulberry Drive.
Gerald; Un uomo qualunque
Ricomincio da capo, è un altro giorno, un'altra vita, non così diversa dai sonnacchiosi quartieri
residenziali
Tutto è sempre la solita routine, la collezione di francobolli, le prime edizioni, e un giro a vedere
i treni a vapore.
Intorbiditi i sensi, intorbidito il cervello, al 54 di Mulberry Lane.
Gerald il Senzatetto
Ricomincio da capo, è un altro giorno, il mio compagno che ho tanto coccolato si è spento, addio
dolce utopia.
Mi ha lasciato però il fornello in ceramica e la termocoperta, ecco: un bel quadretto.
Momenti indimenticabili, ieri e oggi, al 17 di Mulberry Crescent.


Con una prosa alta, raffinata e profonda da vero scrittore (anche Neil Peart lo ammira) ci mostra, ora con la verve ironica e la dissacrante satira sociale di cui Anderson ci ha abituato nei tempi d’oro e di cui era vessillo TAAB1, ora con struggente e delicata dolcezza (A Change of Horses), in altri punti con toccante ed epica tragicità (Wootton Bassett town), le vite di una persona, le vite di tutte le persone passate in questi ultimi 40 anni di importanti mutamenti sociali, storici e politici. Uno specchio della storia in cui guardare, confrontarci e tirare bilanci.

Un album serio e profondo, sia nella musica che nei contenuti, che avrebbe avuto bisogno di un vero gruppo all’altezza della musica, che guadagna smalto ad ogni ascolto. Per ascoltatori attenti e non per quelli distratti!

“E allora, cavalcate sicuri sui campi
e concludete i vostri affari bestiali
e i vostri saggi non sanno come ci si sente
a essere Duri Come Un Mattone... 2 (di nuovo)”


Cosa ci riserva il futuro ?


Vado  a fare seppuku!